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Poteva essere la nuova foto di Vasto

Di Pietro vs Bersani: No ambiguità. Vasto archiviata

Le scintille iniziano prima ancora del convegno Fiom, con Di Pietro che arrivando bolla come «bottiglia vuota» la proposta di primarie di Bersani, e il segretario del Pd che replica: «Pretesti». Vendola prova a mediare: «Serve unità»

TM News | 09/06/2012 - 22.49

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Antonio Di Pietro e Pierluigi Bersani

ROMA - Poteva essere la nuova foto di Vasto, per di più allargata alla Federazione della Sinistra. Ma l'iniziativa della Fiom si risolve negli attacchi durissimi di Antonio Di Pietro a Pierluigi Bersani, nei fischi al segretario Pd sul sostegno a Monti e alle sue politiche, nel tentativo di Nichi Vendola di tenere insieme le possibilità di costruire una «coalizione del lavoro» che sia «alternativa vincente».

Landini: Il lavoro al centro - Le scintille iniziano prima ancora del convegno, con Di Pietro che arrivando bolla come «bottiglia vuota» la proposta di primarie di Bersani, e il segretario del Pd che replica: «Pretesti». Poi ci pensa il padrone di casa Maurizio Landini a spostare il confronto sul terreno dei contenuti: spiega che «il tempo delle deleghe in bianco è finito», che i lavoratori «devono sapere prima di votare per cosa votano e per quale programma». Ovviamente un programma che deve avere «il lavoro al centro» e che non sarà portato in avanti in prima persona: «Sono un sindacalista e non voglio fare altro», dice smentendo voci di sue candidature e di liste civiche targate Fiom.

Poi tocca a Di Pietro. Via la giacca, per parlare ai lavoratori in maniche di camicia, e giù con gli attacchi al Pd. Articolo 18, esodati, precariato, financo il ddl corruzione che ancora non è stato votato: «L'Idv ha presentato emendamenti specifici» in linea con le proposte Fiom, «Pd, Pdl e Udc li hanno bocciati» dice tra gli applausi dei presenti, con Bersani che scuote la testa. E su questi «atteggiamenti concreti», Di Pietro si pone come 'avanguardia' dell'alternativa: «Noi abbiamo fatto una scelta chiara, basta ambiguità e vediamo chi ci sta. Perchè agli elettori non servono foto, e di stare insieme non ce l'ha ordinato il medico». Liquidata così Vasto, Di Pietro parla agli iscritti Fiom: parla più di un volta delle colpe del «capitale», non riesce a definirsi di sinistra ma assicura che se gli dicono che è di sinistra «non mi offendo», tanto più che «il primo di sinistra della storia era Gesù». Qualche faccia perplessa in platea ma molti applausi.

Bersani: Al Governo Monti non c'erano alternative - E' questo il clima che trova Bersani quando è il suo momento di parlare. Peraltro surriscaldato anche da un applauditissimo Stefano Rodotà, il cui intervento è seguito con vistosa approvazione dallo stesso Di Pietro, che si rivolge continuamente al suo 'link' con la Fiom, Zipponi: «E' quello che ho detto anch'io...». Il segretario Pd parte dalla «convergenza sull'analisi della crisi», rilancia la «piattaforma dei riformisti europei», già «in nuce» ma che «va presentata all'opinione pubblica». Poi prova a spiegare il perchè del sì al governo Monti, «non c'erano alternative», e arrivano i primi fischi. Affronta il tema dell'articolo 18, «io non ne volevo discutere, ma abbiamo fatto argine in una situazione difficile», e giù altri fischi. Spiega che il sostegno ai tecnici è «fase di transizione» e che il Pd «prova a mettere una pezza» a quelle misure di Monti che «vanno riviste e corrette» come gli esodati. «Sulle proposte Fiom, Bersani assicura il sostegno alla legge sulla rappresentanza, sposa la linea 'parità di lavoro-parità di salario', attacca Finmeccanica e Fiat. E arrivano anche gli applausi, con Landini che lo accoglie con un abbraccio al suo ritorno in platea.

Vendola: Costruire la «coalizione del lavoro» - Tocca a Nichi Vendola chiudere il convegno provando ad offrire ancora una prospettiva di unità, in un «confronto aperto» sulle soluzioni alla crisi, una «ricerca comune» che «abbia come orizzonte l'alternativa vincente», la costruzione della «coalizione del lavoro». Bacchettando anche Di Pietro: «Non serve la propaganda di partito», evitiamo di «sventolare ognuno la sua bandierina». Certo, «fatico a condividere il Pd sull'articolo 18», ma «bisogna partire per provare a trovare il punto di unità», una «necessità della società» per costruire una «larga coalizione di governo». Appello per ora caduto nel vuoto, se è vero che lo scontro prosegue anche a convegno finito: «Di Pietro non diffami il Pd», tuona Bersani lasciando la sala. «Sfugge al confronto, davanti alla platea non ha voluto rispondere», replica Di Pietro.

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