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Tragedia nel capoluogo emiliano

Cevenini, il mancato sindaco di Bologna si suicida per depressione

Giù dal settimo piano della Regione a 58 anni, la stessa età della morte della mamma. Lutto in Regione, in Provincia (dove è stato presidente del Consiglio per anni), in Comune dove ricopriva ancora la carica di consigliere comunale

TM News | 09/05/2012 - 19.44

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Maurizio Cevenini

BOLOGNA - «Spero che questo mio autunno passi in fretta: il Cev, anche se un po' provato, continua ad esserci». Purtroppo quella frase pronunciata il 25 ottobre 2010 dalla clinica «Villalba» non è stata un buon auspicio per Maurizio Cevenini. Se con i mesi l'esponente del Pd più conosciuto a Bologna era riuscito a guarire dall'ischemia che lo aveva costretto a rinunciare a correre per la poltrona a sindaco, la depressione non lo ha mai più lasciato. E ieri sera, dopo una giornata di lavoro regolare in Assemblea legislativa, lo ha spinto a buttarsi dalla finestra del suo ufficio al settimo piano di via Aldo Moro 50.

Grillini: Sapevamo che era depresso - Il «Cev», come era soprannominato dai tifosi del calcio che lo avevano addirittura eletto sindaco dello stadio Dall'Ara, ha ingannato parenti, amici, compagni di partito. Fino alle ultime ore - come hanno ricordato in tanti oggi - ha fatto credere che «tutto era sotto controllo», nonostante quel «sorriso un po' spento» come lo ha definito il primo cittadino Virginio Merola. «Sapevamo che era depresso» ha confessato il collega dell'Idv Franco Grillini. Poi, però, il suicidio - a 58 anni, la stessa età della morte della mamma, come ha lui stesso raccontato in conferenza stampa - compiuto in un luogo pubblico, con un messaggio finale appoggiato sulla scrivania: «Pensate a mia moglie e a mia figlia».

Cevenini ieri era atteso ad una festa di tifosi del Bologna FC; ha risposto intorno alle 21 alla telefonata degli organizzatori che lo attendevano dicendo «arrivo tra 15 minuti». Poi nel silenzio del palazzo della Regione, dopo una giornata passata in aula, ha forzato la finestra (forse quella del bagno del suo ufficio) e si è gettato. Qualcuno - secondo la prima ricostruzione degli inquirenti - ha sentito un tonfo, una guardia giurata ha fatto un controllo in qualche ufficio, senza trovare nulla di strano. Il corpo privo di vita su una terrazza al piano rialzato di una delle «Torri» a fianco della Fiera, l'avrebbe trovato una donna dell'impresa di pulizie. Invano l'arrivo del 118. La Scientifica ha lavorato tutta mattina, ha messo i sigilli nel suo ufficio e in quello della segreteria, ha rimosso l'auto - conosciuta ovunque in città per via dei due grandi stemmi le Bologna Calcio sulle fiancate - rimasta nel parcheggio della Regione tutta notte. Dai pm, che hanno aperto un fascicolo per «istigazione al suicidio» come ipotesi per avviare gli accertamenti sul cadavere, le conferme del messaggio ai familiari e il possibile movente del folle gesto, quello per depressione.

Sconvolto Bersani - Lutto in Regione, in Provincia (dove è stato presidente del Consiglio per anni), in Comune dove ricopriva ancora la carica di consigliere comunale e dove era conosciutissimo per la sua «disponibilità» a celebrare matrimoni civili (dal 1996 ne aveva celebrati 4.500): nel 2006 chiamò le «sue» coppie per una festa in Piazza Maggiore e si presentarono in 600. Nelle prossime ore si conoscerà il giorno dei funerali; la camera ardente verrà con ogni probabilità allestita in Comune. Cordoglio da parte di tutti i partiti, dai colleghi in Regione, dalle associazioni. «Sconvolto» Pierluigi Bersani, mentre per Romano Prodi «lascia ancora più affranti pensare alla sua solitudine nel momento in cui ci ha lasciati».
«Lo dico a malincuore, con l'immenso dolore che provoca il dover rinunciare al sogno di una vita, la mia vita. Ma ci sono momenti in cui è necessario avere l'umiltà di fare un passo indietro» ha detto nel 2010 Cevenini, prima di abbandonare la campagna elettorale. A due mesi dalla morte di Lucio Dalla, Bologna dice addio ad un altro «bolognese doc». «Adesso tutta la città è insieme per ricordarlo» ha detto Merola: «Penso che avrebbe potuto essere eletto prima e meglio di me».

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