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L'ex Premier torna a parlare di Politica

PDL: Berlusconi preconizza il voto ad ottobre. E (ri)lancia il nuovo nome

Il Cavaliere ha illustrato ai coordinatori regionali e ai deputati riuniti alla Camera lo scenario su cui da qualche tempo va discettando. Messaggio all'Udc: Confederare i moderati o vince la Sinistra

TM News | 24/04/2012 - 18.51

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L'ex Premier Silvio Berlusconi

ROMA - Nelle sue conversazioni private, lo aveva ribadito più volte. D'altra parte era un po' che Silvio Berlusconi non parlava pubblicamente. O almeno non della situazione politica, visto il recente exploit sul burlesque e il processo Ruby. E oggi il Cavaliere ha illustrato ai coordinatori regionali e ai deputati riuniti alla Camera lo scenario su cui da qualche tempo va discettando: uno scenario «a breve» che considera «probabile» elezioni ad ottobre e che riconosce nel Pd il «killer» del governo Monti. Questa la trama del «giallo»: il partito di Bersani, forte di sondaggi positivi e quindi sicuro della vittoria, determina il voto in autunno, magari anche con la legge elettorale vigente. Il segretario democratico gli replica che nessuno ha intenzione di rompere il patto con il Professore e che dunque, per quanto lo riguarda, si voterà nel 2013. Ma per il Cavaliere l'ipotesi c'è e dunque bisogna «tenersi pronti». Un messaggio, quello di Berlusconi, che va letto anche in chiave interna, rivolto a chi sin dal principio riottoso verso l'appoggio all'esecutivo dei tecnici (ex An ma anche pezzi della ex Fi), continua a sponsorizzare un rapido ritorno al voto.

UNIRE I MODERATI - Quello che Berlusconi non ha detto ai parlamentari, ma che ha confidato ad alcuni interlocutori, è la sua convinzione che in questo quadro ci sia anche la complicità di Pier Ferdinando Casini, il quale - è la sua ipotesi - avrebbe avuto in cambio rassicurazioni sulla sua elezione al Quirinale. Non è infatti un caso che il Cavaliere torni a battere sul tasto dell'unità dei moderati, unica strada - ha spiegato - per evitare di consegnare il Paese alla sinistra. La proposta che Berlusconi lancia è quella di una confederazione di partiti, in modo che ognuno si possa tenere il suo simbolo, alleandosi però con il Pdl. O meglio, con ciò che diventerà.

IL NOME DEL PARTITO - Perchè, altra novità del ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi, è l'ufficializzazione dell'intenzione di cambiare nome al partito. Che l'acronimo non gli piacesse lo ha detto in tutte le salse, anche perchè c'è quel fastidioso particolare che molti lo declinano al femminile: vuoi mettere Forza Italia che «era usato sempre con il suo nome». Il cambio di brand, ha spiegato l'ex premier, sarà scelto nel prossimo congresso. La cui data, tuttavia, non è stata fissata. E, visti i sondaggi a sua disposizione e il vento di antipolitica che spira, magari per il restyling saranno necessari tempi più rapidi di quelli concessi dalla burocrazia di partito. Berlusconi tuttavia cerca di mandare un messaggio rassicurante anche a chi teme che il cambio di nome sia un modo per tornare al passato, magari agevolando un distacco degli ex An. «Il nostro partito - ha precisato - resta lo stesso, composto dalle stesse persone che credono nelle stesse cose, nelle nostre idee». Chissà se tanto sarà bastato a tranquillizzarli. Di certo, non ha fatto piacere l'endorsement del Cavaliere verso una modifica della legge elettorale sul modello tedesco. Non a caso Ignazio La Russa, che siede al tavolo delle riforme, sottolinea «la necessità di scegliere definitivamente tra un sistema basato sulle coalizioni e un sistema basato sulle singole forze politiche».

IL QUID DI ALFANO - Di fronte a coordinatori e parlamentari, Silvio Berlusconi ha poi voluto elogiare Alfano, negando l'innegabile, ossia di aver mai detto che al segretario mancava il quid: Angelino? Il quid - ha sostenuto - ce l'ha «in più».

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