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La riforma del mercato del lavoro

Napolitano contrariato dalle rigidità. Improbabile un dl su lavoro

Il Colle auspicava un accordo: Ora serve misura da parte di tutti. L'attenzione del capo dello Stato si sposta sul vertice di domani pomeriggio tra il governo e i sindacati, ultima occasione per limare le posizioni

TM News | 21/03/2012 - 21.08

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

ROMA - Due giorni fa aveva auspicato un «accordo» sulla riforma del mercato del lavoro, pur parlando direttamente alle «parti sociali» affinché lasciassero prevalere «l'interesse generale» su quello «particolare». All'indomani della rottura consumata ieri a Palazzo Chigi, Giorgio Napolitano esorta tutti a fare «attenzione», a usare senso della «misura». Pesano le conseguenze politiche per la maggioranza di governo e i rischi sociali innescati dalla scelta dell'esecutivo di modificare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza arrivare ad un'intesa con la Cgil e senza riuscire a convincere pienamente nemmeno la Uil.

Le rigidità contrapposte dall'una e dall'altra parte hanno contrariato il capo dello Stato che è tornato a far sentire la sua voce da Vernazza, dove si è recato in visita dopo il disastro causato dall'alluvione lo scorso autunno. Alla base, la convinzione che, se da ambo i lati, sia da parte del governo che da parte di sindacati e industriali, si fosse usata maggiore accortezza fin dall'inizio, magari si poteva arrivare ad un'intesa più ampia. Insomma, per il capo dello Stato l'obiettivo dell'accordo era ed è sacrosanto. E ora, nella convinzione che bisogna «capire che le risorse sono limitate», come ha affermato oggi a Vernazza, bisogna rimediare. Nella consapevolezza, che il Capo dello Stato non a caso oggi ha voluto sottolineare che «l'articolo 18 è una parte e non il tutto» della riforma.

L'attenzione del capo dello Stato si sposta sul vertice di domani pomeriggio tra il governo e i sindacati, ultima occasione per limare le posizioni, prima della scadenza di venerdì posta dall'esecutivo per l'approvazione del pacchetto. «Attendiamo di vedere come va la riunione di domani», ha affermato Napolitano, precisando che sta al governo individuare lo strumento legislativo con cui portare la riforma del lavoro in Parlamento. Parole che suonano quasi come una fredda replica indiretta al premier Mario Monti, il quale proprio ieri sera aveva annunciato che a Palazzo Chigi avrebbero individuato lo strumento legislativo d'intesa con il Colle.

Alla luce di com'è andata ieri, visti i malumori di una parte consistente di uno dei partiti che sostengono Monti in Parlamento, il Pd, sembrerebbe da escludere la via del decreto legge, anche perchè non vi sarebbero i requisiti d'urgenza. E' lo stesso Napolitano oggi a sottolineare che «la parola passerà al Parlamento». Nessuno mette in conto altri mesi di discussioni tra Camera e Senato, nessuno si aspetta o prospetta ribaltoni di quella che è la sostanza della riforma. Ma la speranza coltivata al Colle è che si accorcino le distanze tra favorevoli e contrari per garantire al governo e al paese quella stabilità necessaria ad affrontare la crisi. Anche dopo Monti.

Serve responsabilità da parte dei partiti, ha detto il capo dello Stato oggi guardando oltre il 2013: anche se si alternano le elezioni, bisogna «garantire continuità» all'azione di governo.

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