TM News | 12/03/2012 - 19.14
ROMA - Il carcere deve avere una funzione «risocializzante». È il messaggio che il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha voluto comunicare ai detenuti di Rebibbia incontrati oggi in occasione della proiezione del film dei fratelli Taviani Cesare non deve morire, realizzato proprio all'interno dell'istituto di pena romano con alcuni dei reclusi.
Dopo la proiezione del film, al teatro «Piero Angerosa», Severino è stata avvicinata da alcuni dei detenuti-attori e con loro ha scambiato qualche battuta. «Avete portato la vostra voce fuori dal carcere e dimostrato che il carcere può mantenere una umanità dentro», ha detto il Guardasigilli ai detenuti che le facevano notare di aver usato «la spinta dell'arte» anche come forma di sopravvivenza e riscatto all'interno dell'istituto di pena. «Ho sempre pensato che il carcere non sia solo espiazione della pena, ma anche momento di redenzione e risocializzazione», ha aggiunto Severino.
Intervenendo poi dal palco, al piccolo dibattito post-proiezione cui hanno preso parte gli stessi registi Paolo e Vittorio Taviani ed il presidente del Dap Giovanni Tamburrino, il ministro della Giustizia ha detto di aver provato «una emozione fortissima. Quello dei Taviani è un film scarno ed essenziale che non pone l'accento su sentimenti facili da diffondere ma con poche pennellate dipinge il carcere come luogo di sofferenza ma anche di redenzione», un luogo dove «si possono apprendere anche delle cose per tornare nella società a pieno titolo».
Dopo il «svuotacarceri» il lavoro del Governo continua - «Decisamente il lavoro del governo continua». Così il Guardasigilli, Paola Severino, risponde a chi le chiede se l'esecutivo sta pensando ad altri provvedimenti sulle carceri dopo l'approvazione dello «svuotacarceri». Il Ministro ha ribadito che ci deve essere «il carcere solo quando non se ne può fare a meno», altrimenti bisogna poter disporre di «pene alternative».
«Il disegno di legge che stiamo portando avanti in Parlamento dice questo - ha sottolineato Severino - ci devono essere sanzioni diverse dal carcere, misure alternative, tipo la messa in prova o la detenzione domiciliare, pene che possano essere ugualmente efficaci».
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