TM News | 20/06/2011 - 14.14
ROMA - "Nella situazione di confusione iniziale derivata dalla emergenza profughi dal Nord Africa, i Comuni si sono dimostrati uno degli unici punti certi di riferimento". E' quanto ha dichiarato in una nota Flavio Zanonato, sindaco di Padova e vicepresidente dell'Anci, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
"Sin dall'inizio di questa 'emergenza' - ha aggiunto - noi, come Anci, abbiamo proposto il modello di accoglienza dello Sprar, nonostante i primi arrivi consistessero in cittadini tunisini che non avevano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato, ma erano qualcosa di diverso. Si è svolta quindi una riflessione, a volte alquanto laboriosa e con attimi di tensione, alla fine della quale queste persone hanno ricevuto un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Questi soggetti adesso possono usufruire quindi dell'art. 20 e possono essere inseriti nel percorso dello Sprar".
"L'idea fondamentale che guida ormai da dieci anni lo Sprar - ha sottolineato Zanonato - è che il rifugiato non è soltanto una persona a cui dobbiamo garantire cibo e un luogo dove dormire, ma è un soggetto che al termine di un percorso si inserisce nella nostra comunità. Un idea vincente anche se richiede una mobilitazione di energie molto forte. Lo Sprar è diventato perciò lo strumento attraverso cui il rifugiato e il richiedente asilo entra in una comunità, in quella comunità impara una lingua, in quella comunità impara una professione, e quella comunità si occupa poi di inserirlo nel tessuto sociale del territorio. E questo è importante - ha aggiunto - perché altrimenti il rifugiato che arriva e rimane in una struttura dove riceve semplicemente cibo, un posto dove dormire e degli abiti con cui vestirsi alla fine del periodo è esattamente come il giorno in cui è entrato nel territorio italiano".
"Il vantaggio dell'approccio dello Sprar per la comunità e per l'amministrazione locale - ha ribadito Zanonato - è che queste persone, al termine del loro percorso, possono diventare a tutti gli effetti parte della città, della comunità e possono dare il loro contributo lavorativo, di idee e di relazioni umane. Cosa molto importante anche per il rifugiato stesso che altrimenti alla fine di questo periodo è spaesato esattamente come il primo giorno. Si tratta quindi di un vantaggio reciproco della città, comunità e luogo dove il rifugiato arriva e del rifugiato stesso".
"Per questo motivo, in una situazione di emergenza come quella che si è verificata negli ultimi tempi, i Comuni si sono dimostrati punti di riferimento. Infatti - ha concluso il vicepresidente Anci - laddove i Comuni hanno una pratica di accoglienza, sanno immediatamente come trattare il problema perché considerano il nuovo arrivato o il gruppo di nuovi arrivati esattamente come se fossero arrivati in altre fasi, quando la situazione non era di emergenza ma derivava da una cronicità del fenomeno profughi".
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