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Bagnasco: non potremo mai tacere

Parla il Presidente della CEI: la Chiesa non è una lobby politica. Da Fede inevitabilmente ricadute pubbliche

TM News | 22/12/2009 - 09.05

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Bagnasco: non potremo mai tacere

ROMA - «Si è enfatizzato il no alla politica del Papa, ma se è vero che la Chiesa non è una lobby politica o di potere, è però inevitabile che la fede abbia ricadute pubbliche e sociali. Questo è inevitabile. La Chiesa non può tacere su tutto ciò che attiene l'uomo e Benedetto XVI ci ha voluto dare un esempio di come il sacerdote debba occuparsi di ogni cosa che attiene alla vita degli uomini, sempre però da pastore». A spiegarlo, in una lunga intervista a La Stampa, è il presidente della Cei, Angelo Maria Bagnasco.

Il cardinale torna sull'aggressione subita da Silvio Berlusconi e rinnova la sua «vicinanza sincera al presidente del Consiglio per l'atto di violenza di cui è stato fatto oggetto, in modo tanto imprevedibile quanto gratuito». Ma soprattutto ribadisce l'auspicio che «i toni, dopo questo segnale allarmante del degrado democratico, possano volgere verso un confronto più maturo che, senza nulla togliere alla necessaria dialettica tra governo e opposizione, sappia farsi carico anzitutto dei problemi del Paese e poi delle legittime diversità di opinione. La gente è stanca di una pregiudiziale e sistematica contrapposizione che è tanto più inconcludente quanto più è urlata.

Il presidente della Cei esprime la sua opinione anche sugli accenni di dialogo sul tema delle riforme. «Le parole - osserva sono migliori di prima: se gli diamo un credito e pensiamo che abbiano un significato, allora è un buon segno. Speriamo che questa volte alle buone intenzioni seguano davvero i fatti».

Nell'intervista Bagnasco affronta vari temi. Tra questi, le tensioni con la comunità ebraica per la decisione del Pontefice di avviare le procedure di beatificazione per Pio XII. Senza entrare nel merito, il Cardinale spiega che «l'iter previsto va avanti secondo procedure che sono molto rigorose. Quindi lasciamo che il lavoro degli esperti e delle persone responsabili proceda serenamente».

Bagnasco torna anche sulla vicenda che ha portato alle dimissioni dle direttore di Avvenire Dino Boffo e alle scuse che qualche giorno fa gli ha fatto Vittorio Feltri. «Si è trattato senza dubbio - dice il Cardinale - di scuse tardive, ma sono state la conferma di quanto già si sapeva del dottor Boffo, che è persona integra e professionista di grande valore».

Quanto al dibattito sul testamento biologico, Bagnasco ci tiene a sottolineare che «fare testamento è poter disporre delle proprie cose in favore di altri, ma la vita non è semplicemente una cosa. Della vita non si dispone, anche se alla vita apparteniamo». Infine, il tema della pillola abortiva. «Ciò che è in discussione - afferma - è l'applicazione della legge 194. Quel che veniva sbandierato come un diritto, oggi viene inteso di più come un dramma e comunque una sconfitta. La RU486 da parte sua contribuisce ulteriormente a banalizzare il grave male dell'aborto e, oltre a porre serie domande alla salute della donna, la confina in una sorta di isolamento psicologico e morale, lasciandola da sola a dover decidere con una via di fuga all'apparenza facile e innocente».

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