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La polemica per l'inchiesta della Procura di Palermo

Severino: Le intercettazioni sono compiutamente regolamentate

Il Ministro della Giustzia: «La scelta di Napolitano è istituzionalmente correttissima. Intercettazioni non possono essere l'unica prova. La segretezza delle conversazioni del Capo dello Stato è importante»

TM News | 17/07/2012 - 16.33

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Il Ministro della Giusitiza, Paola Severino

MOSCA - Le intercettazioni nel diritto italiano sono «ampiamente e compiutamente regolamentate». Lo ha detto il guardasigilli Paola Severino a Mosca, rispondendo a una domanda di TM News all'indomani della decisione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Palermo. «Io trovo assolutamente condivisibili le parole del procuratore (di Palermo Francesco Messineo, intervistato dal quotidiano l'Unità) sul fatto che stiamo parlando di un'interpretazione della legge. Da questo punto di vista però ho letto delle interpretazioni che portano a una visione non corretta del problema», ha aggiunto nel corso di un colloquio presso l'ambasciata d'Italia. Mentre «la scelta di Napolitano è istituzionalmente correttissima».

L'intercettabilità del Presidente della Repubblica - Il ministro della Giustizia ha sottolineato che il punto «non è affatto se il comportamento tenuto dalla Procura di Palermo sia stato corretto dal punto di vista dell'intercettabilità di una telefonata: se si è trattato di un'intercettazione casuale, si è trattato di un'intercettazione che poteva essere fatta. Il tema non è si poteva o non si poteva: questo è bene chiarirlo. Il problema è se debba avere prevalenza una certa interpretazione della legge Costituzionale che riguarda le garanzie del Presidente della Repubblica, ovvero se si debba applicare la normativa comune in materia di utilizzazione e utilizzabilità delle intercettazioni. E non è un problema di trattare in maniera diversificata, situazioni uguali. Piuttosto di trattare in maniera diversa situazioni diverse».
Severino precisa inoltre che «non è un caso» se la legge Costituzionale regolamenti le garanzie «intorno alla persona del Presidente» e «preveda un particolare presidio relativo alle intercettazioni».
Parallelamente c'è «una norma comune» che prevede, che se si deve «valutare un'intercettazione telefonica, si deve ricorrere a una procedura, l'udienza filtro, alla quale sono ammesse le parti. Per decidere poi se quelle intercettazioni sono utilizzabili o meno. Il tema è tutto qui». Ma sempre «tenendo conto delle garanzie, che devono assistere la persona del Presidente».

Intercettazioni non possono essere l'unica prova - «Le intercettazioni rappresentano uno dei mezzi importanti di investigazione, ma insieme con gli altri e non possono essere sicuramente l'unico mezzo. Sono ampiamente regolamentate dal nostro codice» ha inoltre aggiunto la guardasigilli sottolineando tuttavia che «la cultura dell'indagine prevede sempre che ogni tipo di acquisizione sia accompagnato da alte acquisizioni.
Severino rammenta poi le parole di Giovanni Falcone , il quale aveva spiegato che «le sole dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, non bastano». Tanto più, prosegue il ministro, «al telefono si parla in maniera meno chiara, più criptica più facile da equivocare». E «chiunque abbia avuto l'opportunità di leggere delle intercettazioni si è reso conto di come spesso non si capisca quale sia il «contenuto vero» delle «parole dell'intercettato» e se esse fossero «accompagnate da un sorriso» o da un altro contesto.

La segretezza delle conversazioni del Capo dello Stato è importante - «L'aspetto più importante è mantenere la segretezza intorno al contenuto di telefonate che possano riguardare persone istituzionalmente protette per il ruolo che svolgono». Lo ha detto il guardasigilli all'indomani della decisione del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Palermo.
Il ministro della Giustizia sottolinea inoltre che «qualunque sia la soluzione interpretata che si vorrà adottare, ossia l'adozione di regole di procedura penale, o quella della legge quelle garanzie applicate al capo dello Stato, si dovrà rispettare la sostanza della legge che è quella di evitare che conversazioni del capo dello Stato possano essere rese pubbliche».

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