TM News | 17/04/2012 - 20.27
ROMA - Se all'epoca della caduta del muro di Berlino, nel 1989, il "binomio tra democrazia e benessere sociale" era quasi un "dogma", oggi, in Occidente, "l'economia cresce molto più lentamente rispetto ad altre aree della terra con governi meno democratici" e le leadership politiche soffrono "una certa deligittimazione" dovuta al fatto che esse "faticano a essere percepite e riconosciute dal popolo come anticipatrici, capaci di immaginare il futuro prossimo venturo e garantire il bene comune": è la diagnosi del presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenuto nel pomeriggio ad una tavola rotonda con il vescovo Lorenzo Leuzzi, cappellano di Montecitorio, al Palazzo della Cancelleria di Roma, oggi sede della Penitenzieria apostolica, un tempo sede del parlamento della Seconda Repubblica Romana.
Tra le cause di questa delegittimazione, Fini ha individuato la "riluttanza ad affrontare l'impopolarità connessa all'adozione di politiche lungimiranti". In questo senso, è un "criterio fuorviante" quello secondo il quale il "consenso espresso con le elezioni" è la "cartina di tornasole della bontà per la bontà e la democraticità delle decisioni".
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